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37 S icurezza clienti, per cui bisogna fare i conti con un effetto domino non certo indolore. Infine, bisogna considerare il sentimento generale. Sempre di più si sente parlare di emergenza liquidità . Ma il problema vero non è solo la liquidità, ma anche la necessità di un’ iniezione di fiducia, di una visione del futuro che riporti tutti a spendere con serenità . Perché se la liquidità verrà distribuita con incentivi governativi, ma continuerà la paura dell’ignoto, è molto difficile che venga reinvestita. iFerr: Cosa si augura per il futuro del mercato? G.I.: Il mondo della security da questa emergenza, se si muoverà nella maniera corretta e lo farà nel più tempo breve tempo possibile, potrà cogliere anche un’opportunità. Avrete notato come per la prima volta, durante i telegiornali, siano emersi quotidianamente temi come la gestione della crisi, le procedure di intervento, la resilienza, i piani di prevenzione . Sono concetti con cui il mondo della sicurezza ha a che fare tutti i giorni, ma che spesso tutti gli altri settori trascurano, per paura dei costi che possono comportare. Da qui nasce l’opportunità per i professionisti del nostro mondo, che possono diventare veri e propri interlocutori di riferimento di tutti i comparti produttivi ed economici, in una logica che diventa win- win. Se è vero che le tecnologie di sicurezza sono diventate abilitanti durante l’emergenza, è altrettanto vero che esse stesse sono state abilitate dall’emergenza. Si tratta infatti di soluzioni che esistevano già a livello ingegneristico – basti pensare ai termoscanner o ai sistemi di gestione dei flussi - ma che in un certo qual modo sono state sdoganate, anche in ottica di GDPR, dall’attuale situazione. La capacità dei produttori di comunicare le tecnologie esistenti e soprattutto di customizzarle per rispondere all’emergenza può rappresentare una importante opportunità di business. L’altra opportunità nasce invece dal fatto che finalmente si comincia a pensare che, per quanto la sicurezza sia ritenuta un costo , la “non sicurezza” può comportare un costo maggiore . Insomma, c’è l’opportunità di fare un salto culturale . Mettersi in sicurezza quando c’è l’urgenza comporta infatti una perdita di tempo e la necessità di focalizzarsi sulle cose più gravi e urgenti, trascurando quelle che magari sono le più importanti. Questa emergenza probabilmente ci ha fatto capire quanto sia fondamentale avere a disposizione un piano di azione globale che tenga conto dell’eventuale rischio e preveda una serie di protocolli di azione . Oggi questa visione finalmente c’è, ma purtroppo ci siamo arrivati dopo aver subito ingenti danni a tutti i livelli. Quello che mi auguro è che i criteri del risk assessment diventino un modo di pensare comune . Così come facciamo ogni volta che un’azienda si rivolge a noi per chiedere una consulenza, allo stesso modo dovremmo fare un’analisi di cosa vogliamo proteggere, capire chi è l’offender e analizzare il contesto. Con questi tre semplici princìpi si può procedere a definire un piano efficace di intervento-contenimento- ripristino. Se faremo questo balzo culturale, la propensione a investire in sicurezza potrà finalmente modificarsi in un’azione positiva .

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